Domande/Risposte

Si riportano le domande emerse in sede di incontri nei territori e le relative risposte in merito alla specifica area tematica.

QUESITO presentato dal gruppo di lavoro della Valle di Non (12 aprile 2019 - incontro con la Giunta presso Casa Sebastiano).
Quali sono le modalità di comunicazione che la Giunta Provinciale intende porre in essere per far conoscere ai cittadini le realtà delle aree protette e dei parchi?

RISPOSTA  a cura del Dipartimento agricoltura, foreste e difesa del territorio e dell'Assessorato all'agricoltura, foreste, caccia e pesca.
La comunicazione sulle valenze naturalistiche ed ambientali del territorio trentino viene realizzata con iniziative a cura dei diversi servizi provinciali competenti (Servizio Sviluppo Sostenibile e Aree Protette, Servizio Foreste ecc…). Tradizionalmente le iniziative hanno avuto come destinatari i ragazzi delle scuole e anche la popolazione locale ed i turisti con momenti dedicati.
Da quando sono state istituite le Reti di Riserve previste dall'art. 47 della legge provinciale n. 11 del 2007, le stesse Reti sono diventate un presidio anche per l’informazione sul patrimonio ambientale. Si tratta infatti di una organizzazione di Enti Locali (Comuni ed altri enti territoriali), che si costituiscono in un’aggregazione per la gestione diretta, su delega della Provincia autonoma di Trento, per la conservazione delle aree protette (esclusi i parchi) e per la definizione di politiche per lo sviluppo sostenibile. Le Reti di Riserve si attivano in base ad uno specifico accordo di programma, formalmente sottoscritto fra Provincia autonoma di Trento e Comuni interessati e svolgono l’attività (misure di conservazione e di valorizzazione connessa), in base ad un piano approvato dalla Giunta provinciale.
La R. d. R. è lo strumento più adeguato per mettere in condivisione fra le amministrazioni locali, la Provincia autonoma di Trento e le componenti sociali, le scelte e le azioni di conservazione e gestione territoriale sulle aree protette. Vi sono infatti specifici momenti di partecipazione e di delega da parte dei rappresentanti comunali negli organi della Rete che costituiscono pertanto un importante canale di comunicazione.

Le attività svolte attualmente per comunicare e far conoscere il valore delle aree protette, anche in particolare nel delicato rapporto turismo/ambiente, sono le seguenti:
1) azioni ordinarie e straordinarie di comunicazione svolte dal Servizio Sviluppo sostenibile e aree, fra le quali:
   • Pubblicazione sulle buone pratiche di conservazione
   • Depliants e guide tematiche sulle Riserve provinciali
   • Pubblicazioni di interpretazione dei particolari habitat trentini e delle specie protette
   • Mostra itinerante sulla biodiversità
   • Articoli specifici su riviste che riguardano il territorio trentino
   • Incontri e serate tematiche con la popolazione sulla conservazione della biodiversità e sulla valorizzazione delle valenze naturalistiche
   • Conferenze delle Reti di Riserve con la partecipazione dei rappresentanti delle comunità locali
   • Sito internet dedicato www.areeprotette.provincia.tn.it.
2) azioni di didattica ambientale, comunicazione e divulgazione svolte dai Parchi Naturali e dal Parco Nazionale dello Stelvio;
3) azioni di coinvolgimento attivo nelle manifestazioni culturali e di promozione della consapevolezza svolte dalle Reti di Riserve.

Coinvolgere i trentini in modo più convinto e argomentato, rispetto le valenze ambientali del territorio, è di importanza fondamentale.
La sfida è anche di evolvere, per quanto possibile, le modalità di ingaggio dei turisti: nei linguaggi, nell'originalità dei contenuti, nell'utilizzo sapiente e equilibrato dei mezzi e delle tecnologie della contemporaneità.
Per rispondere in modo strutturato ad entrambi i pubblici (locali e non) l’approccio da parte della Provincia non vuole più essere strettamente settoriale, ma indirizzarsi verso una logica di piattaforma che contempli contemporaneamente più opzioni, più dipartimenti, più interlocutori, più occasioni, più luoghi.
L’obiettivo è riuscire a integrare i ragionamenti e le premesse economico territoriali con i temi ambientali e le necessità di crescita socio/culturale.

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QUESITO presentato dal gruppo di lavoro della Val di Cembra (18 aprile 2019 - incontro con la Giunta presso Forte delle Benne - Comune di Levico).
Quali sono le intenzioni e le posizioni dell'attuale Giunta Provinciale rispetto al sistema Provinciale delle Reti di Riserve? Tale modello, apprezzato anche fuori regione per la sua flessibilità e operatività, sarà ancora sostenuto con apposite risorse e con convinzione dalla Giunta Provinciale?

RISPOSTA a cura del Dipartimento territorio, ambiente, energia e cooperazione, dell'Assessorato all'urbanistica,ambiente e cooperazione.
L’istituto della “Rete di Riserve”, di cui agli articoli 47 e 48 della legge provinciale n.11 del 2007, consiste non già in una nuova tipologia di aree protette, ma in una delega alle comunità locali, nel campo della conservazione naturale, per la gestione decentrata di alcune tipologie di aree protette e del territorio connesso. Si tratta quindi di una forma organizzativa che permette di “mettere in rete”, e da qui deriva il nome, la gestione di alcune aree protette nell'ambito riunito di alcuni comuni che intendono coordinarsi fra loro per queste finalità.
Attraverso un accordo di programma sancito fra la Autorità provinciale e gli enti locali si giunge infatti ad una intesa che permette, per un certo periodo, di responsabilizzare le comunità afferenti al territorio (comuni, enti territoriali, comunità), affidando loro i compiti di tutela naturalistica in una logica di raccordo funzionale con le istanze legittime di sviluppo.
Come nel caso dei parchi, anche per questa nuova modalità di gestione, scatta ovviamente la necessità di una pianificazione condivisa ed approvata, sviluppata su basi scientifiche e condivisa con le organizzazioni sociali del territorio e con tutti i portatori di interesse.
L’amministrazione centrale della Provincia, attraverso le proprie strutture, mantiene in ogni caso la regia di tutto il complesso della vigilanza e del coordinamento dei monitoraggi per l’intero territorio soggetto a tutela.
Le Reti di Riserve nascono dunque “dal basso”, per volontà delle amministrazioni locali, a seguito di processi partecipativi che coinvolgono un territorio omogeneo.
La strategia gestionale delle reti si basa su due pilastri, la conservazione, prevalentemente declinata nel senso della “tutela attiva” e lo sviluppo sostenibile, diventando così strumento di integrazione delle politiche territoriali ed economiche.
La Rete rappresenta quindi anche una grande occasione di confronto a livello sovracomunale per gestire in modo innovativo il proprio patrimonio ambientale, trasformando in una grande occasione anche di sviluppo ciò che nel passato (e talvolta ancora oggi) è stato percepito come vincolo. Per farlo al meglio, la Rete può beneficiare di specifici contributi provinciali e del PSR, e riesce spesso a canalizzare importanti risorse finanziarie provenienti dal territorio.
Per certi versi si può dire che le Reti interpretino il nuovo paradigma gestionale del paesaggio, affermato dal PUP del 2008, non più come espressione del conflitto tra tutela ambientale e sviluppo, ma come alleanza tra le due dimensioni. Certamente, questo modello rende anche più comprensibile e democratica la conservazione della Natura avvicinandola ai residenti, così che la filiera di Natura 2000 – normalmente basata su tre livelli: Europa, Stato, Regione – si allunga a un quarto livello, quello degli Enti locali, vero terminale dei benefici della conservazione della natura.
Oggi le Reti di riserve istituite in provincia sono dieci e rappresentano un modello gestionale innovativo, riconosciuto anche a livello internazionale grazie ai progetti europei come il Life plus TEN, che ha permesso l’individuazione della rete ecologica sulla quale sono state definite le aree omogenee per la costituzione delle diverse reti. La recente adozione della Carta Europea del Turismo Sostenibile (C.E.T.S.) da parte del sistema attuale delle reti pone una valida conferma del percorso intrapreso e si aggiunge a quanto già sviluppato negli anni scorsi dai Parchi provinciali.
Queste premesse rendono bene l’idea dell’importanza strategica che il governo provinciale attribuisce all'istituto delle Reti di riserve e della conseguente necessità di proseguire nel loro sostegno attivo, tanto sotto il profilo finanziario, quanto sotto quello del necessario coordinamento centrale.
Ciò non di meno si valuteranno le necessità di una semplificazione normativa per un possibile snellimento delle procedure di accordo e di pianificazione e per la possibilità di far affidamento a personale di coordinamento interno più stabile nel tempo, superando il dato attuale di relativa incertezza in questo senso.

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